Spedizione di Annone come Circumnavigazione della Sardegna-Lybia: Il “Periplo di Annone il Navigatore” descrive un’esplorazione cartaginese della costa SARDA occidentale dell’Africa
Annone il Navigatore in Sardegna
Il Periplo Endogeno: La Decodifica della Spedizione di Annone come Circumnavigazione della Sardegna-Lybia
Usai, L. (2025). Il Paradigma Sardo-Corso-Atlantideo (PSCA) e la Rilocazione della Geografia di Erodoto nel Mediterraneo Occidentale – La decodifica inedita del Periplo di Annone come circumnavigazione della Sardegna, la Geolocalizzazione della rotta di Ulisse, identificazione della dimora di Circe a Porto Maga, del Giardino delle Esperidi a Fruttidoro (S’Hortu de Is Hisperdius) e prova archeologica dei tripodi micenei. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.17958812
La storiografia classica e moderna si è a lungo scontrata con le aporie narrative del Periplo di Annone, il resoconto della spedizione navale cartaginese del V secolo a.C., tacciando spesso l’ammiraglio punico di inaffidabilità geografica. L’affermazione centrale del testo — l’aver compiuto la circumnavigazione della “Libia” — risulta fisicamente impossibile se letta attraverso la griglia cartografica moderna che identifica la Libia con il continente africano; tale asserzione ha costretto gli esegeti a ipotizzare improbabili viaggi transoceanici fino al Golfo di Guinea. Tuttavia, applicando la lente ermeneutica del Paradigma Sardo-Corso-Atlantideo (PSCA), che identifica la “Libia” erodotea con il blocco insulare sardo, il Periplo si rivela una cronaca puntuale di colonizzazione sistematica della Sardegna. Annone non mentiva: stava descrivendo il periplo dell’isola, operando una massiccia campagna di ripopolamento urbano, in perfetta coerenza con la strategia di egemonia cartaginese nel Tirreno.
La Toponomastica come Prova: Thymiaterion e Timi Ama
La chiave di volta di questa rilettura risiede nella sorprendente corrispondenza tra la prima città fondata da Annone, Thymiaterion (Θυμιατήριον), e l’odierna località costiera di Timi Ama presso Villasimius. Se si accetta che la flotta punica sia partita dalle Colonne d’Ercole (identificate dal PSCA non a Gibilterra ma nel Sulcis), la navigazione verso est conduce naturalmente verso il promontorio di Carbonara. Qui, il toponimo Timi Ama non appare come una coincidenza, ma come il fossile linguistico diretto della fondazione annoniana, un marker territoriale indelebile.
Il Fiume Lixus e la Persistenza Onomastica dei Lixi
Proseguendo la navigazione descritta nel testo, Annone giunge al grande fiume Lixus, abitato dalla popolazione amica dei Lixiti. Il PSCA identifica questo corso d’acqua con il sistema idrografico di Capoterra (Rio Santa Lucia/San Girolamo) e la piana di Frutti d’Oro (il mitico Giardino delle Esperidi).
La prova di questa localizzazione è custodita nell’onomastica sarda: la presenza diffusa e radicata dei cognomi Lixi e Lisci nel cagliaritano non è casuale, ma rappresenta la sopravvivenza millenaria dell’etnonimo Lixitae. Annone non incontrò una tribù berbera marocchina, ma una popolazione autoctona sarda di Capoterra, con cui stabilì rapporti di interpretariato e alleanza, i cui discendenti portano ancora oggi quel nome.

La Geometria di Cerne: Il Caso di Sa Illetta
Il Periplo narra che, partendo dal Lixus e navigando verso est per una giornata (o un breve tratto), si giunge a una piccola isola chiamata Cerne (o Kerne), la cui circonferenza è specificata in 5 stadi (circa 925 metri).
Questa descrizione geometrica trova una corrispondenza morfologica perfetta nell’isola di Sa Illetta (San Simone), situata all’interno della laguna di Santa Gilla a Cagliari.
- Posizione: Navigando da Capoterra (Lixus) verso est, si entra naturalmente nel sistema lagunare (il Lago Tritonide) incontrando l’isola.
- Dimensioni: La misura di 5 stadi coincide sorprendentemente con il perimetro del nucleo storico di Sa Illetta.
Questa identificazione risolve uno dei più grandi enigmi dell’antichità: Cerne non è un isolotto sperduto nell’Atlantico africano, ma l’avamposto strategico nella laguna di Cagliari, base logistica per il controllo del territorio.
Conclusione: La Genesi delle Città Puniche Sarde
La vastità del corpo di spedizione citato nel testo — 60 navi e 30.000 coloni — risulta sproporzionata per la fondazione di empori africani, ma appare perfettamente calibrata per una capillare opera di “rifondazione” della Sardegna. La fioritura urbanistica del V secolo a.C. riscontrabile in siti quali Karalis, Nora, Monte Sirai e Tharros non è frutto di un’evoluzione spontanea, ma l’esito diretto della missione di Annone.
L’estensione del periplo fino alla costa nord-orientale, testimoniata dalle evidenze puniche a Olbia, conferma che la circumnavigazione della “Libia sarda” fu completata. La coerenza interna di questo modello è assoluta: ogni tappa, da Timi Ama a Capoterra (Lixus), fino a Sa Illetta (Cerne), trova una collocazione verificabile, restituendo ad Annone la dignità di testimone oculare della grandezza sarda.

Demografia della Convivenza: L’Integrazione Diffusa dei Coloni di Annone come Genesi della Koinè Sardo-Punica nei Centri Nevralgici dell’Isola
L’analisi stratigrafica e culturale di insediamenti chiave quali Monte Sirai e Pani Loriga nel distretto minerario del Sulcis, il complesso nuragico riabitato di S’Urachi nel Sinis, l’emporio settentrionale di Sant’Imbenia e il santuario costiero di Cuccureddus presso Villasimius, rivela una sorprendente continuità abitativa caratterizzata da una profonda ibridazione tra elementi indigeni e semitici che potrebbe trovare una spiegazione coerente nella ridistribuzione pianificata dell’imponente contingente demografico guidato da Annone. È plausibile ipotizzare che i trentamila coloni citati nel Periplo non siano stati concentrati in un unico sito, ma dislocati strategicamente in questi centri nevralgici già attivi, instaurando non un regime di occupazione militare violenta, bensì un modello di convivenza produttiva basato sulla condivisione di competenze tecnologiche e artigianali. Tale ipotesi di un “innesto demografico diffuso” chiarirebbe le ragioni della pacifica compenetrazione rilevata dagli scavi in queste specifiche località, dove la manifattura mista e la circolazione reciproca di merci suggeriscono l’instaurarsi di una fratellanza pragmatica e commerciale tra i nuovi arrivati e le tribù sarde, trasformando l’arrivo della flotta cartaginese nel catalizzatore primario di quella fiorente civiltà sardo-punica che ha ridefinito l’assetto economico dell’isola a partire dal V secolo a.C.. Abbiamo inoltre conferma dalla frase del Mommsen[1]: “I Cartaginesi, come un antico scrittore signifìcatamente dice, da Tirii erano diventati Libii.”
L’Urbanistica Difensiva di Monte Sirai e la Militarizzazione del Territorio: Le Prove Archeologiche dell’Innesto Demografico Annoniano
La rilettura del Periplo come circumnavigazione e colonizzazione della Sardegna offre finalmente una spiegazione causale alle drastiche trasformazioni urbanistiche rilevate dall’archeologia nel V secolo a.C., specialmente nel distretto del Sulcis. Gli scavi condotti presso l’acropoli di Monte Sirai documentano, proprio in concomitanza temporale con la spedizione di Annone, una radicale ristrutturazione dell’abitato: le strutture arcaiche vengono obliterate per far posto a una pianificazione ortogonale rigorosa e, soprattutto, all’erezione di un imponente sistema difensivo a “casematte”.
La storiografia tradizionale ha spesso letto queste fortificazioni come una risposta alla minaccia indigena, ma alla luce dell’arrivo di 30.000 coloni, l’interpretazione muta radicalmente. Monte Sirai non fu fortificata per paura, ma per necessità logistica e amministrativa: divenne il centro direzionale per gestire una porzione consistente della massa colonica appena sbarcata, fungendo da cerniera tra la costa (Sulky) e le fertili piane interne. L’improvvisa comparsa di cinture fortificate e la riorganizzazione degli spazi abitativi nel V secolo a.C. non sono frutto di una lenta evoluzione locale, ma l’impronta digitale di un intervento statale diretto da Cartagine, compatibile solo con un evento di portata eccezionale come la missione di Annone. La militarizzazione del territorio non serviva a reprimere i Sardi, ma a organizzare la forza lavoro mista sardo-punica necessaria allo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie e agricole, trasformando l’area in quella “Libia” produttiva citata dalle fonti.
La Metamorfosi del Paesaggio Agrario e il Mistero dei Libio-Fenici: La Soluzione Sarda
Un’ulteriore conferma indiretta della veridicità del resoconto annoniano emerge dall’analisi del paesaggio rurale (la chora) della Sardegna meridionale tra il V e il IV secolo a.C. Le indagini di ricognizione topografica hanno evidenziato una proliferazione esplosiva di piccoli insediamenti rurali e fattorie sparse nel Campidano e nell’entroterra di Nora e Bithia, un fenomeno demografico inspiegabile senza ipotizzare un massiccio afflusso di popolazione esterna.
Se si accetta che la “Libia” del Periplo sia la Sardegna, si risolve l’enigma storico dei cosiddetti “Libio-Fenici” (o Libyphoenices), citati da Diodoro Siculo e Polibio come una classe giuridica e sociale distinta dai Cartaginesi puri. Essi non erano un miscuglio etnico nato sulle coste africane, bensì il prodotto diretto dell’integrazione tra i coloni di Annone e le popolazioni nuragiche locali (i “Lixiti” e gli altri popoli incontrati).
L’archeologia registra questa fusione nella cultura materiale: la ceramica di produzione locale del V secolo inizia a mostrare forme ibride, e i santuari rurali vedono la sovrapposizione di culti semitici (come Sid) su quelli indigeni (Sardus Pater), come esemplificato monumentalmente nel Tempio di Antas. Questa “rivoluzione agraria” del V secolo, che trasformò la Sardegna nel granaio di Cartagine, non fu altro che l’attuazione pratica del mandato di Annone: insediare coloni per coltivare la terra e presidiare l’isola. I Libio-Fenici sono, dunque, i Sardo-Punici, e la loro genesi risale al momento esatto in cui le navi di Annone gettarono l’ancora nelle lagune sarde, fondendo per sempre il destino di Tiro con quello dell’Ichnusa.
L’Enigma dei “Gorilla”: Antropologia del Rituale e il Malinteso delle Maschere Sarde
Uno dei passaggi più celebri e controversi del Periplo riguarda l’incontro, avvenuto nell’ultima fase del viaggio, con un gruppo di “uomini selvaggi” che l’interprete definisce Gorillai. Il testo narra di esseri dal corpo interamente irsuto, di cui i maschi riescono a fuggire arrampicandosi sui precipizi e lanciando pietre, mentre tre femmine vengono catturate. La narrazione si conclude con l’uccisione delle tre femmine, che mordevano e graffiavano, e il trasporto delle loro “pelli” a Cartagine come trofeo votivo.
La storiografia tradizionale ha voluto vedere in questo passo la descrizione di grandi scimmie antropomorfe africane. Tuttavia, questa lettura zoologica si scontra con l’evidente comportamento umano (lancio di pietre, organizzazione sociale) descritto.
Alla luce del Paradigma Sardo, l’episodio si svela non come un incontro zoologico, ma come un drammatico misunderstanding etnografico. Gli esseri “irsuti” non erano animali, ma abitanti dell’interno della Sardegna abbigliati con le pesanti vesti rituali tipiche della tradizione arcaica dell’isola, sopravvissute fino a oggi nelle figure dei Mamuthones e delle maschere barbaricine.
Le pelli ovine scure (mastruca), i campanacci e le maschere antropomorfe nere, che coprono interamente il corpo rendendo l’uomo simile a un animale, ingannarono gli osservatori punici.
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La Fuga dei Maschi: Il testo riferisce che i maschi fuggirono “arrampicandosi sui dirupi e difendendosi con le pietre”. Questa descrizione evoca perfettamente la tattica di guerriglia dei montanari sardi e la loro abilità nel muoversi sull’aspra orografia dell’isola, una caratteristica ben nota agli invasori successivi.
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La Cattura e le “Pelli”: Le tre “femmine” catturate (forse individui più lenti a causa della pesantezza del paramento rituale o del ruolo nella processione sacra) furono uccise perché percepite come fiere pericolose. Il dettaglio macabro dello “scuoiamento” deve essere riletto in chiave razionale: una volta abbattute le prede, i Cartaginesi si accorsero che l’irsutismo non era biologico, ma vestiario. Le “pelli” portate nel tempio di Kronos (Saturn/Baal) a Cartagine non erano epidermidi umane, ma le preziose vesti rituali di pelle e lana (la mastruca sarda), spogliate dai corpi e conservate come ex voto di una battaglia contro quelli che credevano demoni o mostri locali.
Annone non portò a casa spoglie di scimmia, ma la prova tangibile dell’incontro con l’ancestrale religiosità sarda, scambiata per ferinità.
La Convergenza Archeologica: Il “Problema del V Secolo” e la Soluzione Demografica di Annone
La rilettura del Periplo come cronaca di una colonizzazione massiva della Sardegna trova una sponda scientifica inattesa e formidabile nei dati emersi durante il convegno internazionale “La Sardegna nel Mediterraneo occidentale dalla fase fenicia all’egemonia cartaginese: il problema del V secolo” (Santadi, 2013), organizzato dal CNR (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico).
Gli atti del convegno evidenziano una discontinuità storica cruciale: il passaggio dal VI al V secolo a.C. segna una trasformazione radicale degli insediamenti sardi, definita dagli stessi studiosi come “Il problema del V secolo”.
- L’Esplosione Urbana e i 30.000 Coloni
Come riportato dal CNR, le indagini condotte dal Prof. Jacopo Bonetto (Università di Padova) a Norae dall’équipe dell’ISMA-CNR (Dott. M. Botto) a Pani Lorigahanno messo in luce “uno sviluppo urbanistico ed architettonico sin dalle fasi iniziali dell’egemonia cartaginese” con l’emergere di nuovi quartieri abitativi proprio all’inizio del V secolo a.C.
Questa improvvisa espansione edilizia, difficilmente giustificabile con una crescita demografica naturale interna, trova la sua ratio perfetta nell’arrivo del contingente di 30.000 coloni citato da Annone. L’urbanistica ortogonale e l’ampliamento dei centri abitati non sono altro che la risposta logistica necessaria all’alloggiamento della massa coloniale sbarcata dalla flotta punica. - Il Controllo del Territorio e l’Integrazione (S’Urachi)
Il convegno ha inoltre posto l’accento sul “complesso rapporto fra centri abitati e territorio”. In particolare, le ricerche del Dott. Andrea Roppa presso il nuraghe S’Urachi(San Vero Milis) dimostrano una continuità abitativa e una produzione artigianale che suggerisce una convivenza stanziale. Questo dato corrobora l’ipotesi del Periplo Endogeno: Annone non si limitò a fondare empori costieri, ma penetrò nel tessuto connettivo dell’isola (i Lixiti e gli altri popoli), instaurando quel modello di integrazione produttiva che l’archeologia oggi registra senza poterne individuare, fino ad ora, l’evento generatore. - Conclusione: La Soluzione dell’Enigma
I dati presentati al convegno confermano che nel V secolo la Sardegna subì uno shock positivo di antropizzazione e strutturazione statale. Se la storiografia classica chiama questo fenomeno “egemonia cartaginese”, il Paradigma Sardo permette di identificarlo con il nome preciso dell’operazione che lo innescò: la spedizione di Annone. Il “Problema del V secolo” cessa di essere un problema se si ammette che la “Libia” urbanizzata da Annone era, in realtà, la Sardegna.
Riferimento Bibliografico e Fonte:
CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, La Sardegna nel Mediterraneo occidentale dalla fase fenicia all’egemonia cartaginese, News/Eventi, 18/07/2013.
Disponibile all’indirizzo:
https://www.cnr.it/it/news/5571/la-sardegna-nel-mediterraneo-occidentale-dalla-fase-fenicia-all-egemonia-cartaginese
L’Intreccio Culturale e il Catalizzatore Annoniano: Il Modello Teorico di Carlo Tronchetti come Prova degli Effetti
La validità del Periplo Endogeno come evento storico di portata demografica eccezionale trova una conferma definitiva nel modello teorico dell’“intreccio” culturale proposto dall’archeologo Carlo Tronchetti nel suo saggio “L’ossimoro Mediterraneo” (2020).
Tronchetti, analizzando le dinamiche di contatto tra Fenici e popolazioni indigene sarde, rifiuta i modelli semplicistici di colonialismo o di diffusione unidirezionale (ex oriente lux) per descrivere un processo molto più complesso di ibridazione e reciproca trasformazione.
Il modello di Tronchetti descrive esattamente ciò che un innesto demografico di 30.000 coloni avrebbe inevitabilmente prodotto: non una sopraffazione, ma una fusione. Le sue parole descrivono con precisione millimetrica le conseguenze archeologiche della missione di Annone, fornendo la cornice interpretativa perfetta per i dati materiali. Egli scrive:
“Studi recenti (Roppa 2019) hanno ben sintetizzato la nascita di produzioni ceramiche ‘miste’ che combinano forme indigene ed esotiche utilizzando tecniche locali e straniere […]. Gli artigiani giunti dal mare apportano i modi di lavorare del loro ‘sapere innato’ […] che gli artigiani locali recepiscono e integrano nel loro proprio ‘sapere innato’, creando una situazione del tutto nuova” (Tronchetti, 2020: 6).
Questo processo di “intreccio” trova la sua massima espressione proprio nei siti del Sulcis, cuore dell’operazione annoniana. Tronchetti stesso cita il caso emblematico di Nuraghe Sirai, un sito la cui trasformazione nel V secolo è una delle prove cardine del nostro studio:
“Gli scavi al Nuraghe Sirai hanno chiaramente individuato una comunità sardo-fenicia nella quale era stata impiantata un’officina per la lavorazione del vetro, materiale e relativa tecnologia giunti dal Vicino Oriente assieme ai Fenici che lì vivevano e lavoravano in armonia con chi li aveva accolti (Perra 2019)” (Tronchetti, 2020: 6).
La “comunità sardo-fenicia” descritta da Tronchetti non è un’entità astratta, ma il prodotto diretto e tangibile dell’integrazione dei coloni di Annone con i “Lixiti” e le altre popolazioni nuragiche. L’arrivo della flotta cartaginese fu il catalizzatore che accelerò e strutturò su scala macroscopica quel fenomeno di “intreccio” che l’archeologia, fino ad oggi, aveva osservato come un processo graduale e quasi spontaneo. Il Periplo di Annone, dunque, non contraddice il modello di Tronchetti, ma ne rappresenta la spiegazione storica e l’evento fondativo.
Riferimento Bibliografico e Fonte:
Tronchetti, C. (2020). L’ossimoro Mediterraneo. Medea, 6(1). https://doi.org/10.13125/medea-4155
Mommsen, Storia di Roma Antica, LIBRO TERZO, Dall’Unione d’Italia sino alla sottomissione di Cartagine e degli Stati Greci, p. 462.
https://digit.biblio.polito.it/secure/4174/8/Storia_di_Roma_Antica-Teodoro_Mommsen_Libri_I-II-III_Parte_8.pdf#:~:text=Che%20le%20antiche%20colonie%20fe%2D%20nicie%20appartengano,oltre%20le%20Colonne%20d’Ercole%20e%20vi%20fondasse
Dettagli prodotto
- ASIN : B0G81S98WS
- Editore : Independently published
- Data di pubblicazione : 16 dicembre 2025
- Lingua : Italiano
- Lunghezza stampa : 305 pagine
- ISBN-13 : 979-8261755098
- Peso articolo : 531 g
- Dimensioni : 15.24 x 1.75 x 22.86 cm
